«Narra la leggenda che il Comandante Bae fosse un indigeno messicano in esilio a Venezia o un guerrigliero veneziano andato a combattere in Sudamerica». Comincia così il comunicato che è apparso qualche settimana fa sulla prima pagina del sito de El Estadio Bae, ritornato online dopo qualche anno.

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Questo webinar è rivolto alle realtà sportive, atleti e seguaci dello sport dilettantistico che sono stati intercettati nel corso della campagna di contronarrazione del progetto “Odiare non è uno sport”.

Contrastare l’odio, nei social network come nello sport, implica una presa di responsabilità, che parte in primis dalla conoscenza del fenomeno e prosegue con una imprescindibile educazione al rispetto delle diversità.

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di Teo Molin Fop (foto tratte da Mountain Wilderness)

Mancano poco meno di due settimane all'inizio dei mondiali di sci alpino a Cortina d'Ampezzo. Non sarà questa una guida tecnica ai favoriti per la vittoria dei 13 titoli iridati di discesa, super G, gigante, slalom, combinata alpina e, per la prima volta, di parallelo individuale. Si sa già invece chi perderà: l'ambiente dolomitico ampezzano.

“Cortina 2021”, come tutti gli altri grandi eventi sportivi, possiede tutte le caratteristiche di una grande opera: importanti investimenti pubblici a vantaggio di grandi profitti per pochi; colate di cemento ed asfalto; costruzione di nuovi impianti sportivi e di impattanti infrastrutture funzionali.

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sherpa k2 invernale sport alla rovescia

Fin dalla notte dei tempi l'uomo ha scalato le montagne, da sempre considerate luoghi sacri e strategici punti di osservazione. Il confronto spesso tramutato in lotta tra se stessi e la montagna per la "conquista" della cima è diventato un'ossessione per gli esploratori già da fine Ottocento. Nel Novecento la smania nazionalista e lo spirito "conquistatore" provocò una contesa tra le nazioni dell'occidente che più praticavano queste discipline. L'Italia "conquistò" la cima del K2 nel 1954. Impresa eroica? Tutt'altro. Nessuno mette in discussione la caratura e la preparazione degli alpinisti dell'epoca che hanno partecipato alla spedizione, ma, piuttosto, l'intreccio di ambiguità, bugie e silenzi che è stato costruito come storia narrante di quei momenti.

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I giocatori di calcio a Gaza vivono oggi più che mai in difficili condizioni. L'inarrestabile diffusione del covid-19 all'interno della Striscia e il crescente numero di contagiati hanno imposto una nuova realtà a tutti i settori, compreso quello sportivo, il quale dalla scorsa stagione è stato più di una volta colpito da rinvii ed arresti.
 
La continua sospensione delle attività ha colpito i giocatori su più piani, a partire dall'incapacità dei club di pagare gli stipendi. I diritti ed i contratti stagionali hanno subito pesanti variazioni ed il valore di mercato di tutti i giocatori è diminuito rispetto alle stagioni precedenti.
 
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Ci sono alcune immagini che, grazie alla loro potenza comunicativa, riescono ad imprimersi nell’immaginario e, anche se non se ne conosce l’origine, finiscono per divenire patrimonio collettivo perché rappresentano un insieme di valori e ideali condivisi. Spesso nella storia ciò avviene come risultato di processi che muovono dal basso e proprio per questo sono ricchi di significati e di memoria.

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Tango Calcistico è il primo libro di Andrea Costantino Levote.

Il giovane narratore calabrese ha iniziato la sua carriera sui campi da calcio di periferia, dei settori giovanili, sulle tribune scoperte, dove scarabocchiava una moleskine nera con appunti e soprannomi per i ragazzi.

Dopo aver frequentato la Scuola Holden vola in Argentina, per scoprire quanta distanza c’è tra le parole di Soriano, Galeano, Buffa e Pizzigoni, e la realtà oltre oceano.

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“La gente mi ha dato potere rendendomi un calciatore popolare. E se la gente non ha il potere di dire le cose, allora le dirò io per lei.”

Riprendiamo da Sherwood.it un'intervista, realizzata dal nostro redattore Luca, agli autori del fumetto: Sòcrates l’immortalità della rivolta.

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Da sempre il continente africano, quasi per definizione, parrebbe avere una storia del tutto personale e isolata con lo sport, rispetto agli altri continenti. Difficilmente gli atleti africani sono amalgamati equamente, in quanto a risultati, con gli atleti provenienti dal resto del mondo. O sono spropositatamente più forti, ad esempio negli sport di resistenza come i 1000 metri piani o le maratone; oppure sono talmente “indietro” da non essere nemmeno considerabili come competitivi, basti pensare a sport come il basket o il rugby (ad eccezion fatta per il Sud Africa, di cui sappiamo tutti quanto ci sia di “Africa” in quella nazionale).

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