Era la fine dello scorso agosto, e nelle testate di tutto il mondo si diffondeva la notizia di un giocatore della NFL americana, tale Colin Kapernick, quarterback dei San Francisco 49ers, aveva deciso di rimanere seduto durante l’esecuzione dell’inno statunitense prima di disputare il suo match, in segno di protesta contro le violenze delle forze dell’ordine contro i neri negli USA ed il razzismo nel paese: “Non mi alzo per mostrare orgoglio verso la bandiera di un paese che opprime i neri” ha affermato la stella del football americano.

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“Dobbiamo dire che queste sono state Olimpiadi “social””, questo il commento del cronista ed ex – pallavolista della nazionale italiana Andrea Lucchetta, al termine della telecronaca della finale di volley valida per la medaglia d’oro tra Brasile ed Italia, vinta dai padroni di casa. Non gli si è potuto dare torto: a Rio 2016 si sono registrati un numero di episodi, circostanze e situazioni che hanno coinvolto gli atleti in gara, capaci di toccare alcuni temi dell’attualità legati a questioni sociali.

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Lo scorso 30 luglio ad Amburgo, presso l’impianto sportivo Millerntor –Stadion che ospita le partite di casa dell’Fc.St Pauli, si è disputato il match tra la squadra di casa ed il Siviglia, conclusosi poi con la vittoria degli andalusi per 2 – 1. All’inizio del match, sono scesi in campo insieme ai giocatori delle due squadre sfidanti anche i calciatori del FC Lampedusa Hamburg, la squadra composta da rifugiati di Amburgo. Il match è stata l’occasione per stabilire l’avvenuta fusione tra Fc St.Pauli ed Fc. Lampedusa Hamburg. 

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La storia di vita di Chantal Ughi, cinque volte campionessa del mondo di Muay Thai, è stata il soggetto del recente film del regista Simone Manetti, premiato lo scorso mese di giugno al Biografim Festival di Bologna dal titolo “Goodbye Darlin’ I’m off to fight”. Attrice, cantante, modella, nei primi anni duemila dopo essersi trasferita a New York decide di dare un cambiamento netto alla sua vita successivamente ad una storia d’amore conclusasi male, trasferendosi in Thailandia dove ha iniziato con devozione, sacrificio e passione a praticare la Muay Thai. Di seguito l’intervista per Sportallarovescia.

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Gian Marco Dunia è un millennial di Milano che appena ventenne si trasferisce a Londra per lavoro; ma la solitudine della metropoli ed il grigio sfruttamento cognitivo delle nuove forme di produzione non fanno per lui, e così, forte della sua passione per lo sport, scavalca le frontiere fino a raggiungere l’Africa più profonda per creare insieme ai giovani residenti del luogo un progetto scandito dai tempi e ritmi dell’aggregazione, della socialità e di un umanità vera. In questi ultimi mesi le cronache web e cartacee hanno già parlato di lui e del suo progetto “Hopeball”, di seguito una nostra intervista.    

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Intervista ad Anna Ramazzotto, attivista della Palestra Popolare Galeano di Padova, che insieme a tanti altri attivisti di varie realtà italiane hanno partecipato alla marcia OvertheFortress portando solidarietà ai profughi del campo di Idomeni, sul confine greco – macedone, ad oggi sgomberato. Attualmente Anna partecipa insieme ad altre realtà italiane ed europee al “No border camp” di Salonicco, campeggio che si terrà in Grecia contro ogni confine e discriminazione.

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Il movimento francese “Nuitdebout” insieme alla protesta di massa che in Francia si protrae da oltre due mesi ormai contro la “loi travail”, il “jobs act” francese contro i diritti dei lavoratori, non si arresterà e continuerà anche con lo svolgimento del mega – evento degli europei di Calcio che inizieranno proprio in Francia a partire dal 10 giugno.

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Domenica 22 maggio si disputerà la finale di Coppa del Re in Spagna, in cui si affronteranno Barcellona e Siviglia. Per la partita, la polizia ha impedito, per ordine della Delegazione del governo di Madrid, l’accesso al match con bandiere “esteladas”, le bandiere stellate simbolo dell’indipendentismo catalano. 

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Una fonte anonima con in mano 11.5 milioni di documenti appartenenti alla agenzia legale Mossack Fonseca. Nasce così il caso Panama Papers. 2,6 terabyte di dati consegnati al giornale tedesco Suddeutsche Zeitung. Condivisi per tramite della “consortium of investigative journalists” con le testate di mezzo mondo e pubblicati in quello che Edward Snodew definisce il più grande leak della storia.    

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