• We Want To Play

    • We want to play. Il report multimediale del dibattito allo Sherwood Festival

      We want to play. Il report multimediale del dibattito allo Sherwood Festival

      Il dibattito “We want to play”, tenutosi nella Free Sport Area dello Sherwood Festival domenica 25 giugno, ha messo a tema diversi spunti legati al rapporto tra sport e discriminazione, in Italia e non solo. Hanno partecipato al dibattito, introdotto da Stefano Carbone della Polisportiva SanPrecario di...

    • We Want To Play consegnato alla FIGC Veneto

      We Want To Play consegnato alla FIGC Veneto

      Giovedì 4 Maggio una delegazione di polisportive della regione Veneto ha incontrato i vertici del comitato territoriale Figc per consegnare la richiesta di modifica delle norme discriminatorie dell'articolo 40 del Noif riguardanti il tesseramento di atleti provenienti da paesi extra-ue nei...

    • We Want To Play consegnato al comitato regionale FIGC Napoli

      We Want To Play consegnato al comitato regionale FIGC Napoli

      ​Oggi, venerdi 12 maggio, una delegazione di realtà sportive antirazziste campane aderenti alla campagna #WeWantToPlay hanno incontrato i dirigenti del Comitatoregionale F.I.G.C. (Napoli) ai quali hanno consegnato la richiesta di modifica dell’art. 40 quater delle NoiF, che discrimina gli atleti...

    • We Want To Play. Cambiamo le regole del gioco

      We Want To Play. Cambiamo le regole del gioco

        "Lo sport è parte del patrimonio di ogni uomo e di ogni donna e la sua assenza non potrà mai essere compensata"                                                                                                                                       Pierre de...

    • We Want To Play - il testo dell'appello

      We Want To Play - il testo dell'appello

      Pubblichiamo il testo di lancio della campagna We Want to Play che mira ad abrogare e modificare i punti b e c dell'articolo 40 comma 11 del NOIF (Norme Organizzative Interne FIGC).Nessuno è illegale per giocare a pallone!

    • We want to play - Welcome Refugees @ Sherwood Festival

      We want to play - Welcome Refugees @ Sherwood Festival

        “WE WANT TO PLAY- REFUGEES WELCOME” Domenica 21 Giugno 2015 Giornata dedicata al diritto alla cittadinanza sportiva all'interno dello Sherwood Festival   Come polisportive antirazziste facenti parte di Sport alla rovescia, abbiamo da sempre cercato di conquistare diritti di cittadinanza e abbattere le barriere...

    • We Want To Play - Fra sport e cittadinanza

      We Want To Play - Fra sport e cittadinanza

        Simpatizzanti , supporter ed atleti provenienti dai più disparati angoli di mondo. Ognuno a raccontare la propria storia tramite la pratica della propria disciplina sportiva. Ci sono i bimbi ed i ragazzi del Quadrato Meticcio. Ci sono i cestisti dei Crabs e dei Kumag's, ci sono i combattenti della Nak...

I giocatori indigeni dell’Australian Football League si sono uniti una campagna online per fermare la chiusura delle comunità aborigene in Australia Occidentale. Il governo del West Australia intende chiudere circa 150 comunità, una scelta che si innesta nella politica del governo centrale del primo ministro Tony Abbott, di carattere xenofobo e razzista.

 

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L'estate scorsa è toccato al Padova e al Siena. Adesso oltre al Parma, rischiano di scomparire Varese, Brescia, Lecce, Barletta, Savoia e Monza. Il livello sempre più mediocre del campionato italiano, le figuracce della Nazionale e dei club nelle coppe europee mettono in evidenza un elemento, su cui oramai chiunque concorda: lo stato di grave crisi in cui versa da alcuni anni il calcio italiano.

Sulle cause e sulle vie di uscita da essa, però non tutti concordano. E' incredibile come anche nel calcio si riprendano argomenti razzisti (“troppi neri nelle giovanili”) per nascondere i veri problemi e di conseguenza si propongano soluzioni (“limitiamo gli stranieri”) per permettere ai veri responsabili di continuare indisturbati a proseguire i propri interessi personali, spartendosi ad esempio il business dei diritti televisivi.

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di Mauro Valeri

Al termine delle indagini, il 9 febbraio la procura di Cremona ha formulato per Antonio Conte, attuale commissario tecnico della nazionale, l’accusa di frode sportiva (e non quella di associazione a delinquere), per il processo legato al calcioscommesse. Tavecchio, dopo aver molto pensato, ha dichiarato che, come dice la Costituzione, anche se dovesse essere condannato in primo grado, Conte continuerà ad allenare la nazionale, perché la condanna vale solo dopo il terzo grado.

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A Singh, giocatore diciassettenne del Sebino Basket Villongo, squadra giovanile bergamasca, è stato impedito di giocare la partita contro i Roosters Presezzo, perché indossava il sink, il tradizionale coricapo religioso dei sikh, chiamato da noi tutti civili volgarmente “turbante”.

Questa storia può far solo riflettere tutti coloro che in questi giorni si stanno ergendo a paladini di chissà quale forma di libera espressione, democrazia e nel nome della prevaricazione di un credo su un altro.
La storia di Singh spiega molte cose,soprattutto a chi fa del crocifisso un baluardo di integrazione e vorrebbe vedere annullati tutti i diritti al culto di qualsiasi altra forma di fede,compresa quella induista,buddista o musulmana,specialmente in questo recente periodo.

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L'attacco fascista alla redazione di “Charlie Hebdo” ha scosso tutta l'Europa e non solo. Anche nel mondo dello sport sono stati tanti i “Je suis Charlie”, dalle dichiarazioni dell'allenatore della Roma, Rudi Garcia, alla maglietta della Lazio durante il derby di domenica scorsa.

In Francia è stato osservato un minuto di silenzio prima dell'inizio di ogni partita e il Paris Saint Germain ha diffuso una foto, in cui tutte le magliette dei giocatori avevano stampato il nome “Charlie”. Si è trattato di un bel gesto, peccato però che questa significativa immagine non sia stata pubblicata nella versione indonesiana ed araba del sito ufficiale della squadra parigina e il giorno dopo, a Bastia, il Psg sia sceso in campo con la tradizionale divisa senza la scritta “Charlie”.

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Bassil Mikdadi è un giovane statiunitense di origini palestinesi, è uno dei creatori e gestori oggi del blog Footballpalestine.blogspot.it, sito non ufficiale della nazionale di calcio palestinese; è un sito aggiornato e molto frequentato, conosciuto da tutti coloro i quali seguono la nazionale di calcio della Palestina, tra cui anche i giocatori della nazionale stessa, con cui Bassil è in contatto. Inoltre, negli articoli di giornale in cui si parla della nazionale palestinese, spesso Bassil risulta tra le voci interpellate, come nel recente articolo uscito sul “The Guardian”, a firma di Daniella Peled, “Coppa d’Asia 2015: i palestinesi sperano che i giocatori di calcio li mettano nella mappa geografica”. Di seguito alcune domande rivolte a Bassil.

 

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L'articolo "L'infiltrazione di Casapound nella Muay Thai", pubblicato sul nostro sito, ha suscitato molto dibattito e di questo ne siamo contenti. Ci hanno scritto dall'associazione "Shark Team" di Lecce per precisare che loro non aderiscono assolutamente a "Il Circuito- Circolo Combattenti Casapound". Nell'articolo sono citati tra le realtà aderenti, perchè sulla pagina facebook di suddetto "Circuito" nella presentazione di un allenamento comunitario, organizzato l'estate scorsa a Lecce durante la festa nazionale di Casapound, si affermava che era tenuto da "Jacopo Madaro (Shark Team Lecce)".

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La Muay Thai è un'arte marziale che fa rima con rispetto e condivisione. Ha origini nell'antica tecnica di lotta thailandese, simbolo di riscossione sociale per un intero popolo. Dopo la caduta di Ayutthaya nel 1767, anche grazie ad essa, si guadagnò la libertà e l'attuale terra in cui vive, la Thailandia, Thailand, che tradotto letteralmente significa “Terra del Popolo Libero”. Ai giorni nostri nella sua versione sportiva, si basa sull'impegno e il sacrificio, che, una volta saliti sul ring, ti trasmettono il rispetto dell'avversario, indipendentemente dal suo colore della pelle, dalla sua provenienza e dal suo sesso.

Se vi capita di andare nella pagina facebook di “Itthipol Muay Thai Camp” di Viterbo, si accenna al fatto che in questa palestra si può apprendere la Muay Thai “sia sotto il profilo Tecnico sia sotto il profilo Spirituale, proprio come in un Camp Thai”.

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Pochi giorni fa, il 25 novembre, è stata la data della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che pone il problema generale della discriminazione di genere in tanti aspetti della realtà in cui viviamo.

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