Pochi giorni fa, il 25 novembre, è stata la data della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che pone il problema generale della discriminazione di genere in tanti aspetti della realtà in cui viviamo.

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Da sempre sosteniamo un altro modo di praticare e pensare lo sport, aperto a tutti e tutte, nel quale odio e discriminazioni non sono accettati.
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Riportiamo alcune ultime news provenienti dal mondo del calcio popolare: la prima tra queste iguarda la brutale aggressione alla squadra di calcio popolare Ardita San Paolo domenica 16 novembre, sul campo di Magliano Romano dove la squadra era in trasferta, terza categoria. Quaranta persone con caschi e viso coperto hanno teso un agguato aggredendo i tifosi dell’Ardita, notoriamente antifascisti. Un ragazzo è stato portato in codice rosso in ambulanza, poi sempre in ambulanza altri quattro in codice giallo per ferite alla testa, e altri ancora hanno riportato fratture alle gambe ed alle braccia. Fermati nove aggressori, quasi certamente di estrema destra.

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“E’ stata un’aggressione, ma non possiamo dire con certezza dire è stato quello o questo. Certo ci viene da pensare che proprio nel momento in cui lo sport popolare prende sempre più piede, accade una cosa così. In tutto il territorio nazionale è pieno di società che fondano il loro operato sull’antirazzismo e l’antifascismo, tante anche a Roma. Con tutte le loro differenze, che ci sono, anche tra le squadre della stessa città, la cosa più evidente è che questa formula funziona e aggrega. Probabilmente questo da fastidio a qualcuno”. Le parole sono di Michele Magro, dirigente dell’Ardita. Ancora prima che fossero anche confermate sono cominciate a uscire notizie all’impazzata dopo quanto accaduto ieri a Magliano Romano.

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 “Se le barriere architettoniche impediscono ai disabili di venire in curva, sarà la curva a collocarsi in Tribuna A”, è il titolo dell’iniziativa della Curva Sud di Cosenza svolta presso lo stadio San Vito  sabato 8 novembre. Durante il match di Lega Pro girone C, Cosenza – Messina, i tifosi del Cosenza Calcio hanno trascorso il match presso la Tribuna A, unico luogo dello stadio dove le barriere architettoniche non incidono nella possibilità della visione del match.

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Le fiabe,a volte,hanno un lieto fine.
Quella di Nicola ce l'ha,indipendentemente da come la vicenda si concluderà in tribunale.
E non è proprio una fine,ma un inizio di qualcosa di nuovo,e senza precedenti.
Nicola ha compiuto qualcosa di straordinario,di storico e di estremamente coraggioso,grazie all "outing" che egli stesso ha fatto tramite intervista.

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La verità può essere scomoda o può essere benvenuta, agognata. Può fare male o può far stare meglio. Di certo è sempre giusto cercarla, esigerla, perché è semplicemente giusto sapere la verità. Quindi, ben venga la riapertura delle indagini sulla morte di Marco Pantani; se qualcuno ne è responsabile è giusto che paghi.

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Evitando la solita cantilena sullo stadio come laboratorio di repressione sociale, che sposiamo in toto ma avendone già parlato abbondantemente accantoniamo per un attimo, giusto per praticità, andiamo a vedere quelli che sono i provvedimenti contenuti nel decreto sulla  “sicurezza negli stadi” deliberato al Senato. Sicurezza imposta a colpi di Taser, quindi si può già intuire di cosa si tratta.

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Siamo al minuto 42 della partita tra Serbia ed Albania, valida per le qualificazioni agli europei 2016. L'arbitro Martin Atkinson interrompe il match dopo che un drone raffigurante la mappa della Grande Albania ha attraversato il terreno di gioco. Il gesto, percepito come una grande provocazione di stampo nazionalista da parte dei tifosi serbi, provoca l'immediato lancio di oggetti in campo. A rendere la situazione ancora più caotica ci pensa Stefan Mitrovic, giocatore della nazionale serba che decide di abbattere il velivolo proveniente dagli spalti. Alcuni calciatori albanesi si scagliano contro Mitrovic provocando una rissa generalizzata in campo. A quel punto alcune decine di ultrà serbi invadono il rettangolo di gioco prendendo di mira i giocatori della nazionale albanese. A guidare gli hooligans serbi c'è Ivan Bogdanov, famoso in Italia per aver scatenato i disordini allo stadio Marassi di Genova nella partita tra la nazionale italiana e la Serbia.

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