A Singh, giocatore diciassettenne del Sebino Basket Villongo, squadra giovanile bergamasca, è stato impedito di giocare la partita contro i Roosters Presezzo, perché indossava il sink, il tradizionale coricapo religioso dei sikh, chiamato da noi tutti civili volgarmente “turbante”.

Questa storia può far solo riflettere tutti coloro che in questi giorni si stanno ergendo a paladini di chissà quale forma di libera espressione, democrazia e nel nome della prevaricazione di un credo su un altro.
La storia di Singh spiega molte cose,soprattutto a chi fa del crocifisso un baluardo di integrazione e vorrebbe vedere annullati tutti i diritti al culto di qualsiasi altra forma di fede,compresa quella induista,buddista o musulmana,specialmente in questo recente periodo.

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L'attacco fascista alla redazione di “Charlie Hebdo” ha scosso tutta l'Europa e non solo. Anche nel mondo dello sport sono stati tanti i “Je suis Charlie”, dalle dichiarazioni dell'allenatore della Roma, Rudi Garcia, alla maglietta della Lazio durante il derby di domenica scorsa.

In Francia è stato osservato un minuto di silenzio prima dell'inizio di ogni partita e il Paris Saint Germain ha diffuso una foto, in cui tutte le magliette dei giocatori avevano stampato il nome “Charlie”. Si è trattato di un bel gesto, peccato però che questa significativa immagine non sia stata pubblicata nella versione indonesiana ed araba del sito ufficiale della squadra parigina e il giorno dopo, a Bastia, il Psg sia sceso in campo con la tradizionale divisa senza la scritta “Charlie”.

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Bassil Mikdadi è un giovane statiunitense di origini palestinesi, è uno dei creatori e gestori oggi del blog Footballpalestine.blogspot.it, sito non ufficiale della nazionale di calcio palestinese; è un sito aggiornato e molto frequentato, conosciuto da tutti coloro i quali seguono la nazionale di calcio della Palestina, tra cui anche i giocatori della nazionale stessa, con cui Bassil è in contatto. Inoltre, negli articoli di giornale in cui si parla della nazionale palestinese, spesso Bassil risulta tra le voci interpellate, come nel recente articolo uscito sul “The Guardian”, a firma di Daniella Peled, “Coppa d’Asia 2015: i palestinesi sperano che i giocatori di calcio li mettano nella mappa geografica”. Di seguito alcune domande rivolte a Bassil.

 

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L'articolo "L'infiltrazione di Casapound nella Muay Thai", pubblicato sul nostro sito, ha suscitato molto dibattito e di questo ne siamo contenti. Ci hanno scritto dall'associazione "Shark Team" di Lecce per precisare che loro non aderiscono assolutamente a "Il Circuito- Circolo Combattenti Casapound". Nell'articolo sono citati tra le realtà aderenti, perchè sulla pagina facebook di suddetto "Circuito" nella presentazione di un allenamento comunitario, organizzato l'estate scorsa a Lecce durante la festa nazionale di Casapound, si affermava che era tenuto da "Jacopo Madaro (Shark Team Lecce)".

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La Muay Thai è un'arte marziale che fa rima con rispetto e condivisione. Ha origini nell'antica tecnica di lotta thailandese, simbolo di riscossione sociale per un intero popolo. Dopo la caduta di Ayutthaya nel 1767, anche grazie ad essa, si guadagnò la libertà e l'attuale terra in cui vive, la Thailandia, Thailand, che tradotto letteralmente significa “Terra del Popolo Libero”. Ai giorni nostri nella sua versione sportiva, si basa sull'impegno e il sacrificio, che, una volta saliti sul ring, ti trasmettono il rispetto dell'avversario, indipendentemente dal suo colore della pelle, dalla sua provenienza e dal suo sesso.

Se vi capita di andare nella pagina facebook di “Itthipol Muay Thai Camp” di Viterbo, si accenna al fatto che in questa palestra si può apprendere la Muay Thai “sia sotto il profilo Tecnico sia sotto il profilo Spirituale, proprio come in un Camp Thai”.

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Pochi giorni fa, il 25 novembre, è stata la data della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che pone il problema generale della discriminazione di genere in tanti aspetti della realtà in cui viviamo.

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Da sempre sosteniamo un altro modo di praticare e pensare lo sport, aperto a tutti e tutte, nel quale odio e discriminazioni non sono accettati.
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Riportiamo alcune ultime news provenienti dal mondo del calcio popolare: la prima tra queste iguarda la brutale aggressione alla squadra di calcio popolare Ardita San Paolo domenica 16 novembre, sul campo di Magliano Romano dove la squadra era in trasferta, terza categoria. Quaranta persone con caschi e viso coperto hanno teso un agguato aggredendo i tifosi dell’Ardita, notoriamente antifascisti. Un ragazzo è stato portato in codice rosso in ambulanza, poi sempre in ambulanza altri quattro in codice giallo per ferite alla testa, e altri ancora hanno riportato fratture alle gambe ed alle braccia. Fermati nove aggressori, quasi certamente di estrema destra.

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“E’ stata un’aggressione, ma non possiamo dire con certezza dire è stato quello o questo. Certo ci viene da pensare che proprio nel momento in cui lo sport popolare prende sempre più piede, accade una cosa così. In tutto il territorio nazionale è pieno di società che fondano il loro operato sull’antirazzismo e l’antifascismo, tante anche a Roma. Con tutte le loro differenze, che ci sono, anche tra le squadre della stessa città, la cosa più evidente è che questa formula funziona e aggrega. Probabilmente questo da fastidio a qualcuno”. Le parole sono di Michele Magro, dirigente dell’Ardita. Ancora prima che fossero anche confermate sono cominciate a uscire notizie all’impazzata dopo quanto accaduto ieri a Magliano Romano.

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