Le dimissioni di Gaetano Micciché sono state un colpo per il calcio italiano, che si trova a festeggiare i “record” di Mancini; l’indagine della procura viaggiava in un silenzio giornalistico dovuto anche agli interessi che legano i presidenti del calcio italiano con i principali gruppi mediatici.

Micciché presidente del Imi Intesa, era simbolo del successo del gruppo Intesa Sanpaolo all’interno del calcio italiano, l’istituto lombardo-piemontese, guidato da Carlo Messina, sempre più al centro del sistema calcio vanta numerosi (e corposi) crediti economici verso le società della serie A.

Ma quella che è giunta al punto critico è una battaglia di lungo corso tra le due tribù principali del calcio di massa, quella degli Homo Novus come Lotito e Preziosi, e quella dei Patron ad esempio Cairo e gli Agnelli. Ed il bottino è naturalmente economico, in ballo vi sono i diritti televisivi della serie A per il periodo 2021-2024.

È il 19 marzo 2018, Giovanni Malagò, a quel tempo commissario della Lega, presiede l’assemblea che dovrebbe eleggere Gaetano Miccichè: il quale ha dichiarato che accetterà la carica, solo in caso di unanimità. Come si può leggere nel verbale dell’assemblea, al termine della discussione Andrea Agnelli “propone di procedere all’elezione per acclamazione” proposta subito avvallata da Malagò.

La cosa appare strana. Non si elegge il rappresentante di classe ma la guida del principale gruppo economico-sportivo italiano. Lo Statuto prevede (strano vero?!) che “tutte le votazioni che riguardano persone devono tenersi a scrutinio segreto”. Infatti come sarebbe normale, il presidente dei revisori Simonelli e il presidente dell’ufficio legislativo, oltre che giudice sportivo, Mastrandrea, si oppongono: ci vuole lo scrutinio segreto. I rappresentanti dei club iniziano così inserire i voti nell’urna. Conclusa la procedura, prende però la parola Baldissoni, dg Roma, che a sorpresa rilancia la proposta di voto per acclamazione, come nei conclavi ai tempi del papa-re, colta al balzo l’occasione da quel vecchio volpone di Malagò e dal gruppo dei Patron, Micciché viene eletto al grido di “Viva Gaetano”. Ed i voti nell’urna? Malagò dispone che non siano scrutinati ma chiusi in un plico, sigillati nella cassaforte della Lega.

Buffonata a parte, questa era la tregua temporanea di una guerra fredda che durava da troppo a lungo. Quello di Gaetano non poteva che essere un “papato di transizione”. Ad un uomo così tanto legato al mondo del calcio finanza vengono poste subito molte domande.

Come poteva Miccichè, ad esempio membro del Cda della Rcs di Cairo da lui supportato come Banca IMI nella scalata a Via Solferino, non avvertire i gravi conflitto d’interessi possibili?

Ed è normale che Miccichè, presidente di Banca Imi, rappresenti i presidenti di Serie A molti dei quali debitori di Banca Imi?

Contano più i tavoli di dirigenza delle grandi aziende in cui siede Gaetano o quello in cui gestisce le squadre in debito verso queste stesse aziende?

20 mesi dopo i nodi vengono al pettine, la valutazione della proposta di Mediapro, il gruppo spagnolo i cui interessi sono “tutelati” da Lotito & Company, per l’acquisto dei diritti tv a partire dal triennio 2021/24 e la realizzazione di un canale tematico sarà al centro della prossima assemblea della Lega Serie A convocata per lunedì 25 novembre alle 12. Nell’ordine del giorno anche la creazione delle linee guida per il bando che sarà aperto anche al mercato dei broadcaster, e dunque agli attuali detentori dei diritti Sky e Dazn, protetti invece da Cairo, Agnelli e Malagò.

Nell’ultima proposta, presentata ufficialmente alla Lega Serie A lo scorso 4 novembre, Mediapro ha confermato il valore di 1,15 miliardi di euro a stagione (1,3 circa con i diritti di archivio, la produzione, la raccolta pubblicitaria e marketing) con un’opzione di rinnovo tra le parti per altri tre anni a certe condizioni economiche. L’offerta avanzata da Sky/Dazn sembrerebbe essere più basa ma hanno sicuramente meno problemi (legali e pratici) per la messa in onda delle gare, ed una serie di agganci migliori in Italia.

Micciché che avrebbe forse dovuto mediare un’intesa tra le due tribù ha fallito e ne paga lo scotto, Malagò che dovrebbe comunque dirigere tutto il carrozzone oggi rischia la sua carica di presidente del Coni, in quanto avrebbe presieduto e avallato riunioni con palesi irregolarità; infine il Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora interrogato sulla questione parla di “Brutti segnali per il calcio italiano, ma non voglio entrare nel merito”. Nessuno si è messo d’accordo su come gestire quella che è l’entrata maggiore del calcio italiano, deve essere ridistribuita fra tutti, e deve beneficiare anche alle serie minori, ma ci sono ampi margini di lavoro, di trattativa e di interessi secondari, è tutto legale, è tutto legittimo, è il calcio che non vediamo quello della finanza che muove i capitali. Ma ci sono grossi problemi all’orizzonte e quei soldi fanno gola.

Capiamoci il calcio in Italia è sempre più indebitato 250 milioni di saldo in rosso nel 2018 e 4,2 MILIARDI di debiti, parliamo delle grandi squadre come volume economico (seria A, B & C) perché nelle serie minori il fallimento delle società non fa più notizia. Nonostante questo corposo indebitamento costante il volume di affari del nostro calcio cresce di anno in anno; quella che si sta creando è una enorme bolla speculativa di cui pochi furbetti approfitteranno e che trascinerà i club della Lega in un baratro. Intanto è ripartita la guerriglia, quindi assistiamo al braccio di ferro tra il presidente della FIGC Gabriele Gravina, che vorrebbe nominare subito un commissario, che prima modifichi lo statuto per poi in un secondi momento votare, e l'amministratore delegato della Lega Luigi De Siervo che vorrebbe invece la convocazione dell'assemblea elettiva il prossimo 2 dicembre. I pezzi sono quasi tutti sullo scacchiere, una delle più grandi e lunghe lotte di potere nel calcio italiano degli ultimi anni sta giungendo al termine vi saranno vincitori e vinti in entrambi gli schieramenti. Per il movimento calcistico nazionale i costi di questa guerra sono sotto gli occhi di tutti, prova evidenti sono le vergogne razziste negli stadi, la fatiscenza degli impianti, la perdita di prestigio e di posizione della nostra massima serie, la mancanza totale di un piano generale di lunga gestione per i settori giovanili. Il calcio italiano ha bisogna di una rivoluzione generale, deve essere completamente ristrutturato. Esistono nel calcio europeo e mondiale gli esempi virtuosi più svariati di gestione di club, leghe e diritti economici. Nelle prossime settimane possiamo aspettarci un po' di tutto da parte dell’oligarchia del calcio italiano, ma possiamo sperare di aver quasi raggiunto il fondo e che quindi si possa solo risalire.