Esponiamo di seguito un resoconto della prima delle due giornate intitolate Uefa Respect Diversity.

La Uefa Respect Diversity di Roma è stata inaugurata da Michel Platini, che ha presentato la due giorni sul tema dell’antirazzismo e della lotta alle discriminazioni nel calcio, sottolineando come nonostante vari interventi in materia, il razzismo è ancora presente in questo sport e nelle società calcistiche. La popolarità del calcio porta con sé una grande responsabilità, quindi se da un lato esso rispecchia la società, dall’altro deve intervenire su di essa per combattere le varie forme di intolleranza. Ha quindi denunciato come in Italia la situazione al riguardo sia critica, citando ad esempio il caso di Balotelli. Il presidente della Uefa ha colto l’occasione per esprimere la propria personale riprovazione riguardo la recente frase di Tavecchio, sulla quale ha dichiarato di non voler aggiungere ulteriori commenti, dal momento che la Uefa ha aperto un’inchiesta sul caso di cui si è reso protagonista il neopresidente della Federcalcio. 

 

Tra le assenze oltre quella di Tavecchio, si è avvertita quella del presidente del Coni Malagò.

Centrale nel primo panel la discriminazione di genere; la discussione ha visto protagoniste quattro donne: Cécile Kyenge, Emine Bozkurt, membro olandese del parlamento europeo e presidentessa delle giocatrici calcio, la norvegese Karen Espelund, ex calciatrice ora presidentessa del comitato Uefa Women’s Football e Heather Rabbatts, prima donna membro della federazione gioco calcio inglese. “Nonostante il calcio non sia più un gioco precluso alle donne, come quando ero bambina, il mondo del calcio è ancora un mondo maschile”, ha affermato Karen Espelund, riferendosi ai vari settori della dirigenza, dove è ancora scarsa la presenza femminile e spesso ritenuta di competenza minore rispetto ai pari di sesso opposto. A tal proposito si è proposto di rendere effettiva la direttiva delle quote rosa, che potrebbe essere una sebbene non l’unica soluzione attuabile; tale discriminazione positiva dovrebbe inoltre riguardare anche le disabilità, gli orientamenti sessuali, le varie età e ogni minoranza etnica, affinché ognuno possa sentirsi rappresentato e perché il calcio dia l’esempio anche alla politica. Al di là di un’inclusione che potrebbe sembrare solo di facciata, le oratrici si sono trovate d’accordo nell’affermare che è dal confronto che nasce in un mondo del calcio multietnico, ricco di persone con background differenti, specchio dell’attuale società europea, che possa provenire una proposta concretamente antidiscriminatoria e in continuo divenire per il proprio miglioramento. Oltre che nella dirigenza, si vorrebbe veder attuata un’inclusione a tutti i livelli del calcio, come dimostra per esempio l’ancora timido emergere di arbitri neri in Paesi come la Gran Bretagna o la Francia, in un mondo, quello del calcio, che per certi aspetti non è solo maschile, ma anche dominio esclusivo dei bianchi. 

Tutti questi cambiamenti, si è affermato, dovrebbero essere introdotti non solo a livello europeo, ma essere perseguiti anche delle politiche sia nazionali, che di ogni singolo club calcistico, affinché il calcio possa divenire motore propulsivo dell’accettazione delle diversità. 

Heather Rabbatts ha riportato l’esempio del suo Paese di provenienza, la Gran Bretagna, dove il fenomeno è stato combattuto con l’irrigidimento delle sanzioni, per cui gli stessi tifosi all’ascoltare offese o cori razzisti possono denunciare gli autori.  

Dal pubblico le domande rivolte alle oratrici hanno toccato vari aspetti, ne riportiamo solo alcune che hanno suscitato il nostro interesse. Di fronte alla domanda di inclusione di una minoranza in qualche modo non riconosciuta e ormai divenuta suo malgrado maggioranza in particolar modo nel sud Europa, ovvero quella dei disoccupati e dei poveri, la risposta è stata che i club europei, non responsabili di questa discriminazione, spesso portano avanti programmi di inclusione sociale, ad esempio in zone particolarmente svantaggiate. Inoltre spesso buone pratiche vengono dal basso e andrebbero tradotte in politica a livello istituzionale.

Un delegato del Kosovo ha poi chiesto se il suo Paese potrà partecipare a competizioni calcistiche di livello internazionale e divenire membro della Uefa, condizione però preclusa ai Paesi non facenti parte delle Nazioni Unite.

Il seguente panel, intitolato “three good practice example” ha visto susseguirsi gli interventi di Johan van Geijn del KNVB, Andrea Agnelli e Raluca Negulescu, direttrice esecutiva del Policy Centre for Roma and Minorities. L’intenzione espressa era di condividere e diffondere alcune pratiche antidiscriminatorie attuate e in atto; a tal fine Johan van Geijn ha illustrato le differenti azioni contro la discriminazione per orientamento sessuale condotte in Olanda a partire dal 2013, con la partecipazione della Federazione calcistica al gay pride, presente lo stesso ct della Nazionale e riunite nella campagna Football for Everyone. A partire dall’idea, avvalorata da ricerche sul campo, che le prestazioni migliorano quando il giocatore è a proprio agio con se stesso e nella propria squadra, sono state seguite più linee di intervento, dall’informazione con la creazione di materiali didattici ad uso delle scuole calcio, al sostegno per chi intende ricevere ascolto o fare outing e all’inserimento di tale tematica nei regolamenti, con la condanna di episodi di violenza anche verbale. 

Il presidente della Juventus Agnelli ha illustrato alcune delle iniziative realizzate dal proprio club, a tutela dell’inclusione sociale, come la sponsorizzazione di progetti antirazzisti nelle scuole, in particolare nel Piemonte, o la campagna “gioca con me”, per permettere a giovani talentuosi senza mezzi economici necessari, l’ingresso nelle scuole calcio.

A seguire Raluca Negulescu ha denunciato le discriminazioni quotidiane soprattutto da parte dei media e dei politici contro i rom e ha illustrato un progetto realizzato in un quartiere rom estremamente povero di Bucarest, dove il calcio è stato uno degli strumenti che ha permesso di far acquisire modelli positivi e autostima ai ragazzi del quartiere, oltre a dar la possibilità di realizzare eventi a cui ha preso parte gente esterna al quartiere e media, restituendo un’altra immagine dei rom, fino al coinvolgimento di politici e celebrità per lanciare dal basso un appello ad agire per modificare la tendenza attuale. Infatti il razzismo contro i rom fa sì ad esempio che molti giocatori professionisti rom nascondano le proprie origini, temendo di subire discriminazioni. Un progetto come questo di Bucarest, è stato necessariamente affiancato da programmi per l’alimentazione e perché esistano tali iniziative, secondo Raluca Negulescu la Uefa dovrebbe integrare certi iniziative di antidiscriminazione con quelle per combattere povertà, fame e problemi di salute.

Ha concluso la giornata l’intervento di Fiona May, recentemente nominata coordinatrice della Commissione Anti-Razzismo; l’ex atleta si è detta sorpresa e onorata di quest’incarico. L’ex saltatrice ha portato la propria esperienza in un mondo, quello dell’atletica, che non le ha dato occasione di vivere da vicino episodi di discriminazione. Tuttavia l’aver vissuto e gareggiato per due Paesi come la Gran Bretagna e l’Italia e l’interesse per il mondo del calcio, le hanno dato occasione di prendere atto del razzismo vigente a vari livelli in questo sport e non solo, da cui si è detta intenzionata a voler partire per contrastare il fenomeno.