La squadra multietnica Afro-Napoli United denuncia le enormi difficoltà burocratiche che rischiano di trasformarsi in discriminazione razziale, incontrate per il tesseramento dei giovani nella squadra Juniores.


Nata nel 2009 con l'intento di adoperare lo sport come veicolo per l'insegnamento di valori sociali ed etici, l'associazione sportiva dilettantistica AfroNapoli United, che aderisce al gruppo sociale Gesco quest'anno per la prima volta ha istituito una selezione giovanile con l'iscrizione al campionato regionale juniores FIGC-LND Campania. Si tratta di un campionato al quale è prevista la partecipazione di ragazzi nati tra il 1999, il 1998 e il 1997.
Nonostante l'enorme successo dell'iniziativa presso moltissimi ragazzi stranieri provenienti da Paesi africani e sudamericani, che sono stati selezionati dopo la partecipazione ad appositi stage, l'AfroNapoli non riesce a tesserarli perché a vigilare sui tesseramenti dei minori stranieri è la F.I.F.A., attraverso un complesso iter burocratico che di fatto, impedisce il normale svolgimento delle attività.
La vera difficoltà tuttavia non sta nella serie infinita di documenti che si è costretti a presentare ma all'obbligo di produrre anche certificazioni che attestino le condizioni di lavoro dei genitori. In sintesi se i genitori dei giovani migranti sono disoccupati o non hanno un lavoro regolare, i loro figli non possono essere tesserati per la FIGC che attua una direttiva FIFA, mentre nessuna specifica viene richiesta ai minori italiani a riguardo. Purtroppo, a causa della miriade di scartoffie richieste e della lentezza con cui vengono espletate le formalità burocratiche disposte dall'ufficio nazionale sito in Roma, già quattro ragazzi con cui AfroNapoli aveva iniziato un percorso di collaborazione oltre due mesi fa saranno costretti a salutare i loro compagni visto che i loro genitori lavorano a nero.
«È una battuta d'arresto dolorosa che ci ferisce – afferma il presidente di AfroNapoli Antonio Gargiulo - e mette a serio rischio la partecipazione della nostra squadra giovanile al campionato regionale juniores. Combattiamo da anni contro ogni forma di discriminazione ma questa volta si è arrivati al picco massimo del più vile razzismo burocratico vista l'evidente volontà di negare ai minori migranti pari opportunità con i corrispettivi italiani. Chiediamo che la FIFA metta in pratica concretamente lo slogan "SAY NOT TO RACISM" di cui si vanta e che, alla luce di quanto accaduto nel nostro caso, si palesa effimero e privo di ogni fondamento. In Italia poi basterebbe sostenere nei fatti e nelle intenzioni la proposta di legge dell'onorevole Bruno Molea riguardo al cosiddetto "ius soli sportivo", passata alla Camera con 422 voti a favore e parcheggiata da oltre dieci mesi al Senato».