di Lautaro Segura

tradotto da Olaia Prieto Perez

Il 7 marzo, quando l'orologio segnava le 16:55, il Venezuela è rimasto al buio. Per più di quattro giorni la maggior parte degli abitanti dei 24 stati che compongono il paese sudamericano sono stati seriamente colpiti dalla mancanza di elettricità. Ospedali, farmacie, industrie, servizi di trasporto e servizi idrici si sono ritrovati in ginocchia, generando una situazione critica nel mezzo di un grave conflitto politico e sociale. Il calcio, in questo contesto, non voleva voltare le spalle a quello che stava accadendo e ha parlato.

Domenica 10 marzo il Caracas F.C. e il Zulia F.C. dovevano affrontare una nuova giornata del Campionato Venezuelano, che quest'anno sta cercando di svolgersi il più possibile nella normalità. Ma nel bel mezzo del blackout, i giocatori di entrambe le squadre erano d’accordo che la palla non poteva rotolare come se niente fosse successo. Non c'era nemmeno luce e acqua negli spogliatoi. Per questo motivo hanno concordato di rimanere fermi, ognuno nella sua posizione dal fischio d’inizio della partita. E così è successo. Mentre le tribune dello stadio Panchecho Romero di Maracaibo, dove gioca il Zulia, erano vuote, all'interno del campo i giocatori scambiavano quattro chiacchiere per passare il tempo. "Tutto è come è iniziato. I giocatori hanno solo parlato tra di loro. Il messaggio è chiaro: no estamos para fútbol", ha dichiarato il giornalista Thomas Cárdenas attraverso il suo account ufficiale di Twitter, chiarendo quale fosse la situazione al termine dei primi 45 minuti. L’arbitro, mettendo un po 'di buon senso, ha sospeso la partita prima che finissero i 90 minuti regolamentari. Due giorni dopo tale "partita", il Zulia ha dichiarato la sua decisione di fermare definitivamente la palla contro la situazione critica del Venezuela. "Il Zulia Fútbol Club, fedele ai suoi principi originali come organizzazione sportiva e alla sua convinzione di fornire sempre protezione e le migliori condizioni possibili ai suoi giocatori, allenatori, dipendenti e altre persone legate al nostro team, rende pubblica la sua ferma decisione di non presentarsi in qualsiasi partita ufficiale di calcio dei campionati nazionali (Prima Divisione, Torneo Elite delle filiali, Super League femminile) finché le condizioni minime per la pratica dello sport, trasferimenti e viaggi, logistica, alloggi e altri fattori necessari per la sicurezza delle nostre persone siano di nuovo garantiti", afferma il comunicato pubblicato sul suo sito web.

"Al momento di rilasciare questo comunicato, la sede della nostra organizzazione, la città di Maracaibo, è stata più di 90 ore consecutive senza servizio elettrico, il che ha generato una catena di enormi conseguenze che minacciano la sicurezza e il benessere di tutti i membri della nostra organizzazione. Pertanto, ribadiamo che i nostri team non saranno presenti agli incontri programmati dei tornei nazionali in Venezuela fino a quando non avremo le condizioni minime per svolgere la pratica del calcio nel nostro paese e nei luoghi a cui dobbiamo partecipare per calendario ", continua la scrittura ufficiale.

A LIVELLO CONTINENTALE, CONTINUANO A COMPETERE

Le squadre venezuelane che partecipano ai tornei continentali organizzati da CONMEBOL (Copa Libertadores e Sudamericana) non hanno interrotto la loro partecipazione, cercano di giocare le partite come possono. Nel bel mezzo del blackout, è stata analizzata la possibilità di chiedere alla “casa madre” del calcio sudamericano di rimandare alcune partite casalinghe, sebbene il lento recupero del servizio elettrico abbia lasciato questa possibilità in “stand by". I club venezuelani non sono mai riusciti ad affermarsi nel continente ma, in questo contesto, tutto diventa più difficile. I problemi del paese complicano il normale sviluppo della formazione, la competizione nazionale è stata snaturata e i giocatori stanno pensando di emigrare in club di un altro paese piuttosto che competere nel loro. Nonostante continuino a scendere in campo cercando di conquistare qualche punto mantenendo l'illusione di continuare ad avanzare nelle competizioni dove competono i migliori team sudamericani. 

di Davide Drago

Sport e ambiente rappresentano un binomio fondamentale e indissolubile per il benessere dell’essere umano. L’attività fisica all’aria aperta permette al nostro corpo di ossigenarsi e rimanere in forma, combattendo sedentarietà, sovrappeso ed essendo il miglior modo di prevenire parecchie malattie.

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di Davide Drago

Torino, quartieri Vanchiglia e Aurora: due quartieri che negli ultimi anni sono parecchio cambiati. Il primo, grazie alla favorevole posizione centrale e alla vicinanza alle sedi dell'Università di Torino, hanno portato, sia Vanchiglia che Vanchiglietta, ad una graduale trasformazione in quartiere residenziale. Negli anni più recenti il quartiere si è affermato come uno dei poli propulsivi della creatività artistica e commerciale torinese.

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Di Davide Drago e Anna Irma Battino

Tratto da Globalproject

«Nel 2019 è inconcepibile che ci siano

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Nel periodo storico del decreto Pillon, delle dichiarazioni sessiste sulle donne e il calcio, del maschilismo dilagante dei potenti e della società, assistiamo ad un altro livello di discriminazioni, quello dei regolamenti federali internazionali.

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La Coppa d’Asia è stata vinta a fine gennaio dal Qatar, vincitore del torneo per la prima volta, che ha battuto il Giappone in finale. Si tratta di una vittoria sostenuta da grandi investimenti del paese, specie attraverso l’accademia sportiva d’eccellenza costruita nel 2004, Aspire. Un altro tassello che porta il paese verso il mondiale che si disputerà nel 2022. 

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di Davide Drago

In queste settimane le polemiche intorno al mondo del calcio hanno raggiunto livelli imbarazzanti. Se non è il razzismo a togliere spazio al calcio giocato, lo è il sessismo. Detto, fatto e il patatrac è servito.
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di Davide Drago

Abbiamo spesso scritto, soprattutto la scorsa estate, della situazione drammatica in cui si trova il calcio cosiddetto di provincia, la Serie C per intendersi. Ne torniamo a scrivere dopo la partita “farsa” di ieri tra Cuneo e Pro Piacenza.

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di Davide Drago

 

Ancora una volta il presidente della Turchia Erdogan - nel pieno della sua tirannia - utilizza lo sport come strumento di propaganda, ma anche di repressione nei confronti di chi lo attacca. Questa volta ad essere sotto accusa è il pugile Ismail Özen.

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Curiosando tra i programmi sportivi ci si imbatte nelle chiacchiere banali, facili, ripetitive e scontate che acchiappano un odiens altrettanto banale, facile, ripetitivo e scontato. Persone che non chiedono molto, e a cui non viene dato molto. Tutti contenti. Ogni tanto però anche nei palinsesti tivù nazionali esistono alcuni che vorrebbero veicolare altri tipi di messaggio, qualcosa di più alto, perché come da queste pagine abbiamo ricordato a profusione, si sa quanto lo sport e, in primis il calcio, possano esseri letti non solo in modo banale, facile, ripetitivo e scontato.

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di Davide Drago

 

La Turchia è ormai sempre meno una democrazia compiuta. Giornalisti, intellettuali, attivisti, ma anche cittadini comuni, vengono arrestati e perseguitati da una magistratura influenzata dal potere politico di Erdogan. La tracotanza del regime turco ha da qualche tempo iniziato a colpire anche chi, nel mondo dello sport, si “permette” di esprimere un pensiero diverso da quello del dittatore turco.

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Le ultime notizie dell’anno appena passato in tema di futebol provenienti dall’Argentina ci hanno raccontato della scelta di spostare la finale di Coppa Libertadores, disputata tra le maggiori squadre del campionato argentino nella forma del “clasico”, a Madrid, lo scorso fine novembre. Un’operazione giustificata dall’esigenza di sicurezza ma con chiari scopi commerciali, in quello che è il paese delle tifosi violenti incarnati dalle “barras bravas” che finiscono però per essere ventilati come il “folk devil” da esporre al pubblico senza considerare il contesto di commercializzazione e sfruttamento che avviene nella società Argentina.

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