Dopo l’approvazione delle norme contro le persone omosessuali e le violenze di cui sono state e continuano ad essere vittima, le ultime affermazioni di Putin sull’Italia, relative ad un tema apparentemente lontano dallo sport qual è quello delle adozioni, impongono una presa di posizione netta, soprattutto alla vigilia delle Olimpiadi invernali di Sochi 2014 e alla candidatura di Mosca ai Mondiali di calcio 2018.

 

Sostenere che l’Italia è l’unico paese “degno” di adottare i bambini orfani russi perché è l’unico che non riconosce i matrimoni gay, vuol dire proporre un’immagine del nostro paese come omofobo. D’altra parte, il silenzio con cui le istituzioni politiche e sportive hanno accolto le affermazioni di Putin, e le storture con le quali si sta procedendo in Italia a riconoscere l’omofobia come un reato, sono la dimostrazione evidente di quanto il nostro paese non voglia riconoscere le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale, in ambito sociale e sportivo. A differenza di quanto sta accadendo in altri paesi, né il CONI né alcun atleta italiano convocato per Sochi hanno dichiarato di voler mettere in atto una qualche forma di protesta contro le aberranti norme adottate Putin contro le persone omosessuali, li rende di fatto complici di una esplicita discriminazione. Così come complice è il Comitato Olimpico Internazionale, che per anni ha discriminato le persone transessuali e intersessuali, arrivando anche a negare agli organizzatori dei Giochi Gay (Games Gay) di utilizzare il termine di Olimpiadi Gay, perché il termine olimpico è un assurdo copyright del CIO.
Tutto ciò ci impone di dire No a Sochi 2014 e No a Mosca 2018. Data la complicità delle istituzioni sportive, invitiamo ad un boicottaggio di tutte le informazioni sportive, sostituendole, negli stessi giorni dei Giochi invernali, con storie di atleti e atlete omosessuali, che sono riusciti e riuscite a imporsi anche in campo sportivo, nonostante le discriminazioni e i pregiudizi. Chiediamo, inoltre al CONI - e alle Federazioni sportive invernali - di inserire espressamente, prima dell’inizio dei Giochi, la discriminazione per orientamento sessuale all’interno del comma 4, art.2 del suo Statuto. Ad ogni atleta, chiediamo di dichiarare apertamente la propria contrarietà a qualsiasi forma di discriminazione per orientamento sessuale, soprattutto quando a imporla è uno Stato. Negli stessi giorni dei Giochi invernali, invitiamo ad organizzare un raduno sportivo gayfrendly, coinvolgendo tutte le realtà sportive LGBT e un convegno su “Omofobia e sport”.