Nonostante le derive eclatanti di un mondo dello sport assoggettato alle logiche del profitto, è possibile immaginare e costruire un modello di sport dal basso che sia a misura del proprio territorio e della propria comunità, che si faccia strumento per la riqualificazione degli spazi, incentivando modalità sane di aggregazione e socialità per farli rivivere attraverso i valori dell’antirazzismo e dell’inclusione.

Nella serata di sabato 3 Luglio intitolata “Un estadio in ogni barrio. Ieri, oggi, domani per uno sport senza confini”, Anna e Lorenzo, in rappresentanza del comitato promotore dell’“Estadio del bae” insieme a Davide della redazione di Sport alla Rovescia, hanno raccontato come le nuove generazioni di attivisti ed ultras del territorio veneziano, assieme a vecchi compagni ed amici di Francesco Romor (detto Bae) abbiano intrapreso nuovamente il percorso iniziato vent’anni fa, dopo la scomparsa di Francesco. Un cammino che aveva consentito di sostenere la causa zapatista, che aveva ispirato il Bae, e che si era concluso con una carovana in Chiapas nel 2005.

 

 

 

In apertura di serata è stato proiettato un filmato che raccoglieva le numerose testimonianze di coloro che hanno conosciuto e condiviso momenti importanti di vita, di lotta, di tifo assieme a Francesco. Aneddoti, racconti, storie di tifo e di battaglie politiche che consentono anche a chi non ha potuto conoscerlo di comprenderne il carisma, la lealtà, la passione e la bontà che generavano stima e affetto in chiunque gli fosse vicino.

A seguire Lorenzo racconta come quella memoria così ricca e piena di contenuti che è emersa dalle testimonianze del video sia tutt’oggi viva e sia respirata dalle nuove generazioni di ultras del Veneziamestre, che riconoscono nel Bae il padre della tifoseria unionista, e dagli attivisti più giovani che hanno potuto conoscere la sua figura attraverso i racconti delle numerose battaglie a cui il Bae aveva partecipato.

Anna prosegue raccontando come l’impegno nella lotta fosse sostenuto dalla volontà del Bae di opporsi alle logiche malate di questo modello economico e di costruire dal basso un’alternativa che non poteva prescindere da uno msguardo internazionalista. Per questa ragione aveva trovato una forte ispirazione nell’insurrezione zapatista che voleva conoscere di persona recandosi in Chiapas e partecipando alla Marcha del Color de la Tierra, alla quale però purtroppo non poté unirsi.

Nel video successivo, Silvia, una compagna del Centro sociale Rivolta, ripercorre proprio il ricordo di quell’evento a cui partecipò assieme ad altre compagne e compagni scortando la delegazione zapatista nel suo percorso verso Città del Messico, per rivendicare l’attuazione da parte dello stato di quanto ottenuto nei precedenti accordi.

La narrazione prosegue descrivendo la promessa dei compagni del Bae che dopo la sua scomparsa si impegnarono a portarlo in Chiapas e diedero vita alla rete europea del Futbol Rebelde. Il progetto che originariamente prevedeva la costruzione di un Estadio del Bae è mutato in funzione delle prerogative delle comunità zapatiste e si espresse attraverso interventi strutturali di vario genere e nella costruzione dell’erbolario tutt’ora presente nel Caracol di La Realidad. Nel 2005 in occasione della carovana finale si tenne presso la comunità di San Josè del Rio il I Mundial del Futbol Rebelde nel quale le quattro rappresentative zapatiste affrontarono quella del Futbol Rebelde formata da ultras di tutta Italia.

Con l’introduzione di Davide si giunge dunque a parlare del progetto nella sua forma attuale. Lorenzo racconta quindi come la congiuntura del ventennale della scomparsa del Bae con la distruzione dell’iconico murale a lui dedicato a causa di lavori urbanistici, abbia acceso la scintilla per la rinascita del progetto.

Così muovendo dalla volontà di ridipingere quel murale dall’importanza simbolica immensa per il territorio veneziano, si è avviato un cammino che ha unito nuove e vecchie generazioni di attivisti dell’associazione Ya Basta! Edi Bese!, del Centro sociale Rivolta, di ultras del veneziamestre ed amici e compagni di Francesco.

Il nuovo progetto dell’Estadio del Bae quindi rappresenta un contenitore eterogeneo e ricco di sensibilità differenti accumunate dalla condivisione di quegli stessi valori fondanti per il Bae, come l’antirazzismo, l’inclusione, l’antifascismo, che si pone l’obbiettivo di costruire attraverso lo sport dal basso iniziative che riattualizzino questa memoria ricca di contenuti.

Concretamente il progetto dell’Estadio del Bae si esprime attraverso una dimensione locale in cui si focalizza sulla riqualificazione degli spazi pubblici dedicati allo sport del territorio veneziano. Questo avviene attraverso il monitoraggio degli spazi e degli eventuali interventi necessari per ripristinarne la funzionalità ma soprattutto facendoli rivivere attraverso forme di socialità sportiva.

Il tema è centrale in un contesto interessato dalla forte speculazione edilizia e si estende dalla necessità di garantire forme di accesso allo sport ed alla cura del corpo in forma gratuita e popolare all’importanza dell’inclusione e dell’antirazzismo in un contesto di acuimento delle discriminazioni sociali e razziali.

A questo proposito, dopo una prima fase di censimento degli spazi da attenzionare, sono stati effettuati in questi luoghi alcuni murales simboleggianti il progetto ed è stato organizzato un primo evento sportivo, con torneo di basket e dimostrazioni di varie discipline di lotta, promuovendo un pomeriggio di socialità all’insegna dello sport che ha coinvolto diversi ragazzi del quartiere.

L’Estadio del Bae non poteva però prescindere da una dimensione internazionale.

L’internazionalismo del Bae e la sua passione per gli zapatisti avevano originato quel primo progetto così significativo ed oggi, come racconta Anna, coloro che hanno intrapreso nuovamente questo cammino hanno deciso di ampliare lo sguardo anche verso altre esperienze di lotta e resistenza in modo che la memoria del Bae possa dispiegarsi con i suoi contenuti in nuovi contesti geopolitici. L’Estadio del Bae quindi ha appoggiato la campagna Play4Gaza e a lungo termine si pone l’obbiettivo costruire un percorso che consenta di portare un contributo nei territori del Rojava.

Vi è infine un ultimo passaggio molto rilevante che arricchisce il percorso dell’Estadio del Bae aggiungendo un significato storico a questo processo di memoria che trova nuova vita e nuova attuazione pratica.

Le compagne ed i compagni zapatisti hanno infatti annunciato ad inizio anno l’intenzione di dare avvio alla Gira por la Vida, un viaggio attraverso i continenti per conoscere le resistenze al sistema capitalista.

La prima delegazione giunta in nave attraverso l’oceano, lo Squadrone 421, è già sbarcata e si trova ora in Spagna.

Arriveranno altre delegazioni e giungeranno anche in Italia e nel nord-est.

Nelle comunicazioni destinate alla preparazione dell’arrivo delle delegazioni, le compagne ed i compagni zapatisti hanno sottolineato la loro volontà di conoscere e misurarsi con le realtà che attraverso lo sport promuovono dal basso la costruzione di un altro mondo possibile. Il comitato promotore dell’Estadio del Bae ha colto così l’occasione di inviare in Chiapas l’invito a partecipare a quella che diverrà la seconda edizione del Mundial del Futbol Rebelde, nella speranza di ottenere così la rivincita dopo la disfatta del 2005.