Calcioscommesse

E’ un po’ che mi chiedo con che stato d’animo dirigenti, allenatori e giocatori stiano affrontando questa fase di campionato.

Non fraintendetemi, non mi riferisco a questo periodo perché è quello dove si decidono, sul campo, le sorti di quella o questa squadra.

Affatto, anzi, a questo proprio non ci sto pensando. E appunto non credo essere il solo. Perché varie procure sparse per l’Italia (Cremona, Bari, e Napoli, tanto per fare degli esempi) sono a un punto cruciale delle indagini riguardante il calcio-scommesse, e molti addetti ai lavori non dormono sonni tranquilli.

E a giorni scatterà quell’operazione che potrebbe, o dovrebbe, portare all’arresto di personaggi di spicco del mondo del calcio. Di Serie A e B. Sono numerose le partite incriminate, e dopo ogni colloquio se ne aggiungono sempre di nuove. Gli interrogatori vengono secretati, e addirittura alcuni di questi avvengono in luoghi ignoti. Un po’ come si fa con le indagini sulla criminalità organizzata, sulle cosche mafiose.

La cosa che però colpisce è che l’unica preoccupazione pare essere quella legata alle squadre che potrebbero essere penalizzate. L’unico pensiero è quello, per poi fare ripartire il carrozzone come se nulla fosse.

Proprio oggi a riguardo, Pierpaolo Marino, direttore generale dell’Atalanta ai microfoni di Radio Anch’io, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: “Ormai dell'Atalanta si parla solo in relazione al calcio-scommesse, mentre sappiamo che è un letamaio, che con tante procure sguinzagliate c'è di tutto per tutti. Mi sembra che le classifiche stiano per essere stravolte in maniera straordinaria – continua Marino - non vedo perché dobbiamo preoccuparci solo noi dell'Atalanta che abbiamo già pagato a titolo di responsabilità oggettiva secondo me oltre misura, perché sei punti per una gara soltanto, quando ce ne erano stati assegnati tre, e spero che il Tnas metta giustizia in questo senso. Sento parlare di fatti molto importanti che stanno per venire fuori. Ulteriori stravolgimenti? Me li aspetto per gli altri, perché per l'Atalanta ci sono già stati e sembrava fosse solo l'Atalanta colpevole. Ci sono indagini che stanno procedendo e secondo quanto sento dire sento parlare di fatti molto importanti che stanno per venire fuori. E bisognerebbe tornare a parlare di questa responsabilità oggettiva delle società nei confronti di questi tesserati che fanno delle ignominie a loro vantaggio attraverso il calcio-scommesse e che quindi creano già danno al campionato e alle società sul campo e poi le fanno anche in classifica».

Mi verrebbe voglia di citare Garzya, difensore del Lecce negli anni novanta. Celebre la sua frase “sono completamente d’accordo a metà con il mister!”

Trovarsi d’accordo a metà con Pierpaolo Marino viene facile. Perché è vero, anzi verissimo che quello che sta per accadere potrebbe sconvolgere il campionato, anche quello di vertice (Napoli e Lazio, per fare degli esempi). E’ altresì vero che non c’è solo l’Atalanta che rischia. Ma non possiamo trovarci d’accordo con il fatto che le società siano le vittime. Proprio a partire dalla sua Atalanta. Pare invece evidente che ancora una volta si cerca di creare un clima da barricate per evitare che il sistema calcio, ma direi il sistema sport professionistico in generale, cambi direzione. Cambi dirigenti. Cambi politiche. Un mondo così conservativo sa bene come difendersi. E utilizzano tutto quello che hanno a disposizione. Stanno facendo a gara le televisioni per screditare le dichiarazioni di Hristiyan Ilievski e Geric, che tirano in ballo non solo i calciatori, ma anche un buon numero di dirigenti e presidenti.

E’ chiaro che non si possono prendere come oro colato le loro parole, ma dichiarare come ha fatto qualcuno che non è possibile che i dirigenti di Serie A scommettano e che anzi è fuori questione, è una dichiarazione che non si capisce cosa e dove voglia portare.

Come lo si fa ad escludere? Perché lo si esclude?

 

Siamo così certi che l’unica cosa che interessi ai tifosi sia che la proprio squadra non venga penalizzata? E se invece gli sportivi pretendessero, a costo di vedere i proprio colori precipitare, un calcio diverso?

Ormai serve solo aspettare. Vedere cosa succederà e poi fare le valutazioni.

Ma siccome di questo tipo di vicende ormai ce ne occupiamo da tempo, sappiamo bene che la partita che si gioca è molto più importante che vedere finire al fresco (cosa che peraltro non auguriamo mai a nessuno) qualche nome grosso nome per avere qualcuno con cui prendersela. Perché poi, finisce sempre così. Una lista di nomi, una serie di servizi su quanto fosse impensabile che tizio o caio fossero coinvolti in uno scandalo del genere, invece che guardare alle sostanza. E dallo scandalo si passa al pettegolezzo, al gossip. E così finisce tutto.

Mi chiedo invece perchè se tutti gli osservatori che sono presenti alle partite, i dirigenti, i giornalisti, non si accorgono mai quando queste non si svolgono correttamente? Forse può solo volere dire che non sono così professionisti esperti come si professano?

E come mai tutti i giocatori coinvolti hanno ottenuto trasferimenti anche di un certo rilievo? Gente che ne ha combinate, in campo, di tutti i colori.

Sono i misteri dello sport.

Prima di lasciarci, un ultimo pensiero va a Antonio Tabucchi. Era un grande appassionato di calcio, oltre che di Pessoa e del Portogallo tutto. E non si può amare “Lusitania” senza apprezzarne anche il modo in cui si gioca a pallone da quelle parti. Dove un bel passaggio conta più di un goal, dove un dribbling accende i cuori più di un tiro.

L’estetica nel pallone è un aspetto tutto fuori che secondario. E non si può vivere di solo quello, è certo. Ma siamo sicuri che siamo tutti imperdonabilmente condannati a vincere? In un modo nell’altro, che siano soldi o punti in classifica?

Quando abbiamo scritto di Texeira abbiamo proprio giocato con il titolo di un suo famoso romanzo, pensando anche a quanto gli uomini di potere spesso si dimentichino della poesia. Che strana coincidenza.