Di Mattia Gallo

Intervista a Martina Rosucci, calciatrice italiana, centrocampista del Brescia e della Nazionale Italiana di Calcio. Già vincitrice di un campionato italiano e due coppe italia con il Brescia, si è esposta in primo piano in seguito alle squalificanti dichiarazioni del presidente della Lega Nazionale Dilettanti Bellolli nei confronti del calcio femminile italiano. Di seguito una intervista di Martina Rosucci per Sportallarovescia.it

 

Qual è il significato e l’importanza per le calciatrici italiane di poter costituire ed accedere ad una Lega calcistica indipendente ed autonoma nella Figc, uscendo in questo modo dal dilettantismo? Si potrebbe parlare di una vera e propria svolta per il calcio femminile in Italia?

 

 

“Sarebbe certamente un primo passo verso la vera svolta, ovvero quella di diventare atlete professioniste. Purtroppo questo in Italia non è ancora possibile per legge, non nel calcio, ma in tutti gli sport praticati da donne. L’importanza di questo passo è racchiuso nella parola autonomia. Non possiamo continuare a dipendere da una Lega che non ha interesse nella nostra valorizzazione, che non farà mai una vera battaglia per un nostro diritto, privilegiando altri campionati come la serie D, per fare un esempio. Il nostro movimento ad oggi è importante solo per il peso, costituito dal bacino di voti delle società femminili, al momento delle votazioni federali. Diventando autonomo il movimento avrebbe un suo peso specifico indipendente da tutti, parteciperebbe alle decisioni, non vi assisterebbe solamente”.

 

Nella “Lettera delle calciatrici a Bellolli”, in risposta alla infelice uscita del presidente della Lega Nazionale Dilettanti, le giocatrici di calcio italiane mettono a confronto la realtà sportiva italiana con quella europea. Quali sono i paesi europei dove il calcio femminile è maggiormente valorizzato? Quali gli esempi virtuosi da seguire, e sotto quali aspetti?

 

“La Germania in Europa è sicuramente la nazione di riferimento, seguita dalla Francia e dalla Svezia. Nel mondo l’America credo sia davanti a tutti. Ma ogni nazione ha un proprio piano di sviluppo, che sta portando avanti da svariati anni ed i risultati si stanno iniziando a vedere, basti pensare a Spagna, Olanda e Scozia, tralasciando l’Inghilterra che rispetto a queste nazioni è più avanti ancora. In questi paesi il calcio femminile è professionistico e questo non significa solo maggiori introiti, tutele o stipendi più alti, ma anche obbligo di essere professioniste da parte delle atlete. In Italia questo aiuterebbe tantissimo noi calciatici a crescere anche sotto tutti gli aspetti extra campo, dove deficitiamo, oltre che sul metodo di allenamenti e di competenze da parte di chi ci segue”.

 

Un altro aspetto saliente della “Lettera delle calciatrici” è quello che riguarda la gestione e l’organizzazione delle risorse economiche destinate al calcio femminile. Quanto potrebbe essere utile una gestione svolta da chi vive quotidianamente questo sport, e su cui investe passione ed impegno? Quali risultati si potrebbero ottenere?

 

“I risultati sarebbero immensi, senza voler enfatizzare troppo la parola. Ad oggi di reali investimenti nel movimento non ne sono stati fatti, perché anche quelli fatti sono stati destinati male, magari per aiutare le prima squadre a fare la trasferta ad esempio. Invece si deve investire sulle scuole calcio, sui vivai, su una corretta comunicazione, su un accrescimento qualitativo dei vari dirigenti calcistici anche in seno alle società. Più che passione ed impegno, serve competenza, perché con quella si fanno progetti giusti e mirati, le altre, pur essendo virtù importantissime, da sole non portano risultati”.