di Lautaro Segura 

 

Traduzione: Olaia Prieto Perez

Sul campo, la libertadores, giocata a Madrid, è andata al River Plate. Se i vari ricorsi per i tribunali sportivi, ribalteranno il verdetto, come vorrebbe il presidente del Boca, lo scopriremo prossimamente. Quello che è certo, è che un avvenimento storico, da italiano mi viene da pensare a una finale di champions Roma-Lazio, com’è possibile che sia finito in Europa? Il motivo sembrerebbe essere seguito agli incidenti di quella che doveva essere la partita di ritorno a Buenos Aires. Ma tali incidenti sono stati un caso o si potranno ripetere a più riprese? È un problema occasionale o più strutturale? Una risposta la prova a dare il giornalista sportivo Lautaro Segura, di cui riportiamo di seguito la traduzione.

 

"Il problema di quanto successo è la violenza che si è verificata ieri a causa di alcuni disadattati", ha detto Alejandro Dominguez, presidente della Conmebol, il giorno dopo l'attacco al bus che trasportava i giocatori del Boca allo stadio Monumental che ha costretto al rinvio della finale storica della Copa Libertadores 2018. Ma erano davvero dei disadattati quelli che hanno rotto i finestrini del veicolo? in quale contesto è successo? Quando accade un episodio di violenza nel calcio argentino, questo è concepito come irrazionale e selvaggio, dove i partecipanti sono un gruppo di persone descritte come "barbari" e "selvaggi", i famosi "disadattati di sempre." I media, principali formatori di queste idee, stigmatizzano l’individuo in questione e prendono un evento isolato per abbracciare tutta la loro vita. Quanto è disadattato nella realtà? In “El aguante y las hinchadas argentinas: una relación violenta” (José Garrica Zucal, Pablo Alabarces y María Verónica Moreira) si afferma che pensare in questo modo genera una doppia rappresentazione della violenza e dei suoi attori. In primo luogo, nell’indicare come "violenti" un piccolo ed esclusivo gruppo di tifosi, ignorando altre manifestazioni di violenza. E in secondo luogo, stabilendo una concezione dei soggetti partecipanti, come abbiamo detto all'inizio, come esseri "irrazionali". Inoltre, in un atto di violenza simbolica, si dà il soprannome di "barrabravas" a qualsiasi gruppo di persone che commette un atto violento in un campo di calcio, spiegando che questi sono esseri irrazionali ai quali solo interessa il denaro. Lontani da questo, lo sguardo analitico deve andare molto oltre e concentrarsi su un concetto fondamentale: l’ “aguante”. L’ “aguante”, si basa su una manifestazione verso un "altro" (dalla tifoseria rivale fino alla polizia), dove le azioni violente, di gran lunga dall’essere rifiutate, sono desiderate e ricercate perché aiutano a costruire riconoscimento e distinzione (onore), sia dentro che fuori da un gruppo. Definiscono uno status tra gli spettatori della stessa squadra. È importante sottolineare che l'esistenza dell’ “aguante” richiede che ci sia violenza, poiché questo si materializza negli scontri. "Se hai auguante vienimi a cercare" è una frase comune tra i tifosi, dove si vede che la componente violenta è tipica di questa cultura. Alabarces afferma che per i tifosi "avere augante è mostrare all'altro di avere le palle, di essere un macho”, giacché il "macho" è il coraggioso in un combattimento, mentre quello che fugge e ha paura dello scontro corpo a corpo è denominato "puto" (collegato all'omosessualità), cioè, un vigliacco. La cultura dell’ “aguante” ha una retorica, con codici, linguaggi e metafore proprie, un’etica, come categoria morale, un modo di vedere il mondo, e un’estetica, dove avviene una convalida dei corpi desiderabili, perché più uno è robusto, più ha la capacità di “aguante”. Mentre le azioni violente sono viste dall'esterno come qualcosa di selvaggio, da una concezione interna sono segni di appartenenza, legati all'onore, e per questo motivo sono legittimate. Capire ciò che implica e genera l’ “aguante” è capire che mentre questo esista, è impossibile che non si producano atti di violenza nel calcio argentino. Detto tutto questo, e capendo il clima che si genera in ogni partita di calcio argentino, non sembra per niente “anomalo” che dei tifosi gettino un oggetto contundente al bus rivale; anzi sembra normale trattandosi del classico rivale. Ridurre l'analisi di quello che è accaduto il 24 novembre come opera dei "soliti disadattati" non “spiega” di ciò che accade ogni fine settimana negli stadi. Ad esempio, è normale insultare un giocatore avversario e persino lanciargli qualcosa.