Enzo-Scaini

Recensione del libro “Non Ero Paolo Rossi”

di Teo Molin Fop

Nell'estate del 2018 è uscito per Edizioni Eraclea il libro “Non ero Paolo Rossi. Enzo Scaini, la morte misteriosa di un calciatore dimenticato” scritto da due giornalisti romani Giampiero De Andreis e Emanuele Gatto. A 35 anni di distanza, gli autori del libro ci regalano un ritratto di “Scaio” e allo stesso una minuziosa inchiesta, che partendo da un'attenta lettura degli atti processuali cerca di portare a galla la verità sulla misteriosa morte di Scaini.

Siamo nel gennaio 1983 e Scaini è un ventisettenne calciatore del Lanerossi Vicenza. Il 16 gennaio gioca al Menti contro il Trento la sua ultima partita. In seguito a uno scontro fortuito, si fa male nuovamente male al ginocchio sinistro ed esce dal campo con le lacrime agli occhi: era l'ennesimo stop dopo il pesante infortunio al ginocchio avuto l'anno precedente. Il 21 gennaio viene sottoposto ad un intervento chirurgico presso la rinomata clinica privata “Villa Bianca” a Roma. Circa un'ora dopo l'operazione Enzo muore per una grave insufficienza cardiaca.

L'inchiesta giudiziaria dopo 5 anni si conclude con l'assoluzione di tutti gli imputati e senza far luce sulle cause del decesso di Scaini. “Purtroppo non era Paolo Rossi” fu la spiegazione che l'allora presidente dell'AIC (Associazione Italiana Calciatori), Sergio Campana, diede a Rossella, la moglie del giovane calciatore, quando lei si lamentava del silenzio mediatico e della lunghezza delle indagini.

Gli autori del libro mettono in evidenza le lacune, le testimonianze contraddittorie degli imputati e le incongruenze delle perizie presentate durante il processo ed arrivano ad avanzare un'ipotesi sulle cause del decesso: una somministrazione massiccia di un farmaco, il droperidolo, durante l'anestesia generale che ha poi causato l'insufficienza cardiaca, in quanto Scaini era bradicardiaco o come più comunemente si dice “aveva un cuore d'atleta”, ossia un battito cardiaco lento. All'epoca dell'operazione non erano ancora conosciuti i pericolosi effetti collaterali del droperidolo sui bradicardiaci, quindi l'anestesia fu eseguita correttamente: ciò scagiona sicuramente l'operato dell'equipe medico-anestesiologica, tuttavia per gli autori rimangono dei dubbi sul fatto che Scaini non fu adeguatamente assistito nella fase post-operatoria. Per dover di cronaca è giusto sottolineare come nel 1999 “Villa Bianca” a seguito di alcuni scandali chiuse l'attività e attualmente è un cantiere abbandonato.

 

scaini9

 

Enzo Scaini “non era Paolo Rossi”, anche per altri motivi. Seppur sfiorandola col Monza e il Perugia, non giocò mai in serie A, ma ebbe una carriera tra B,C e D solcando numerosi campi di provincia. Giocò con le maglie di Canelli, Union ClodiaSottomarina, Coneglianese, Sant'Angelo Lodigiano, Monza, Campobasso, Verona, Perugia e Lanerossi Vicenza. Veniva chiamato “il gigante buono” per la sua altezza, era un “mediano poderoso” col vizio del gol dalla lunga distanza, amato dalla tifoseria per la grinta e il carattere che metteva in campo.

Ripercorrendo la carriera di “Scaio” il libro è anche un ritratto del calcio italiano di provincia tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, dove ad esempio andare a giocare in trasferta a Catania o Reggio Calabria da Campobasso era un'odissea da un punto di vista logistico oppure gli spogliatoi venivano assediati per ore da tifosi inferociti per una promozione sfumata all'ultima giornata. Seppur sconvolto dalla retrocessione in B di Milan, Lazio e dalle squalifiche eccellenti di big come Paolo Rossi a seguito dello scandalo del “calcio-scommesse”, il mondo del pallone era in piena trasformazione in seguito alla vittoria del mondiale nel 1982 e con l'abolizione del “vincolo sportivo” con l'approvazione della legge 91 del 4 marzo 1981: il calciatore diventa “un lavoratore subordinato che può firmare un contratto a termine di massimo cinque anni, conclusi i quali può ritenersi libero di sottoscriverne un altro anche con un club differente”. Nel giro di pochi anni cominceranno le sponsorizzazioni sulle magliette, si svilupperà la figura del procuratore e gli ingaggi saliranno esponenzialmente anche con l'arrivo dei grandi campioni dall'estero, rivoluzionando completamente il calcio italiano.

 

beatrice-gettyimages-1074112804

 

Sono anche gli anni delle morti di Bruno Beatrice e Denis Bergamini, entrambi centrocampisti ed entrambi “uccisi” in circostanza ancora oggi non accertate pienamente, proprio come Scaini. Beatrice morì di leucemia a soli 39 anni nel 1987 dopo aver militato nella Fiorentina tra il 1973 e il 1976. Secondo la perizia di parte della famiglia Beatrice tale malattia è stata causata da un “ciclo scellerato” di raggi Roentgen per curare una semplice pubalgia. Secondo l'inchiesta del Pm Bocciolini nella Fiorentina degli anni '70 si fece “sperimentazione medica”. Come raccontò il suo ex-compagno di squadra Nello Saltutti, anch'egli scomparso prematuramente nel 2003 in seguito ad un infarto, nel libro “Palla avvelenata” in quegli anni si dava ai calciatori viola un “caffè speciale”, che “si trovava tranquillamente sulla tavola imbandita, in bella vista con i flaconi delle pillole, le boccette con le gocce, flebo modello damigiane e punture a volontà. Tutta merce a necessaria disposizione dei giocatori, che si sottoponevano ad ogni trattamento per quieto vivere. Ma qualcuno, inconsapevole, ne abusava. Ero sempre in camera con Bruno Beatrice, amici inseparabili in campo e fuori, un fratello. Glielo dicevo sempre, Bruno non esagerare con quelle punture. Io non so quante se ne facesse fare, durante il ritiro era sempre sotto flebo, dal venerdì sera alla domenica; lo avevano convinto che con quelle avrebbe corso il doppio. A noi dicevano: sono solo vitamine, prendetele e starete meglio. Ma chissà che ci davano invece… "

 

verita-per-denis-bergamini-i-tifosi-del-cosenza-protestano-maxw-654

 

Bergamini, calciatore del Cosenza, nel 1989 fu trovato morto lungo la SS106 Jonica a seguito di un presunto incidente stradale. La procura di Castrovillari ha recentemente riaperto l'inchiesta, mettendo finalmente in discussione la teoria del suicidio di Denis, secondo cui si sarebbe volontariamente gettato sotto un camion. La sorella Donata e la tifoseria cosentina non hanno mai creduto a questa versione, sostenendo invece che Bergamini fu ucciso.

A distanza di 30 anni Beatrice, Saltutti, Bergamini e tante altre “morti bianche” del calcio non hanno ancora ottenuto giustizia e se non sono stati completamente dimenticati è stato grazie alla tenacia delle loro famiglie che hanno ostinatamente continuato a cercare la verità, proprio come Rossella e gli autori di “Non ero Paolo Rossi” per Enzo Scaini.