foto tratta da Global Project

di Davide Drago

Daniz Naki è stato squalificato a vita, non potrà più giocare a calcio in Turchia.

Era già stato squalificato per 15 giornate nel 2015, perché si era tatuato la parola Azadi (“Libertà” in curdo) sull’avambraccio. Un po' di tempo dopo è stato squalificato e condannato per aver espresso in maniera chiara le sue posizioni contro il governo turco. Infatti, poco dopo una vittoria della sua squadra, l'Amedspor, Deniz Naki decide di festeggiare a modo suo, su Facebook e su Twitter, con questo post: «Dedichiamo questa vittoria a coloro che hanno perso la vita e ai feriti durante la repressione nella nostra terra che dura da più di 50 giorni. Siamo fieri di essere un piccolo spiraglio di luce per la nostra gente in difficoltà. Come Amedspor, non ci siamo sottomessi e non ci sottometteremo. Lunga vita alla libertà!».

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foto tratta da: Il Post

di Davide Drago

Come spesso accade in Italia, ha vinto lo scontro per accaparrasi le poltrone e non quello che sarebbe dovuto essere il nodo centrale della votazione, ossia il bene del calcio. Con tre candidati e nessuna collaborazione tra di essi, il commissariamento era quasi inevitabile. Se ne era già parlato dopo la sconfitta dell'Italia con la Svezia e, qualche giorno fa, il presidente del comitato olimpico nazionale (CONI) Malagò l'aveva paventato come unica soluzione possibile. Il giorno prima delle elezioni il presidente del CONI aveva presentato ai tre candidati una lettera nella quale richiamava la Federcalcio ad adeguare lo statuto della Lega di Serie A in base ai principi informatori approvati dal Consiglio Federale del 26 ottobre.

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“La NFL ha efficacemente fatto fuori Kaepernick”, così titola un articolo pubblicato lo scorso 23 marzo sul “Washington Post” a firma del giornalista Kevin Blackistone. 

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La Coppa d’Africa del 2017 è iniziata lo scorso sabato 14 gennaio in Gabon, ex colonia francese, paese dell’Africa centrale che si affaccia sul Golfo dell’ Atlantico ed attraversato dalla linea dell’equatore. 

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Da mesi il quarterback dei San Francisco 49ers Colin Kaepernick continua la sua protesta contro il razzismo ed la violenza della polizia nei confronti degli afro – americani nel suo paese. 

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La protesta degli indiani Sioux a Standing Rock, nel North Dakota contro la costruzione dell’oleodotto DAPL che danneggerebbe le risorse idriche e i luoghi sacri dei nativi americani, va avanti da mesi e le notizie degli scontri con le forze dell’ordine, degli arresti e della mobilitazione imperterrita di indiani e non stanno facendo il giro del mondo.

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Colin Kaepernick ha continuato anche nel mese di ottobre la sua protesta contro il razzismo negli States, stando in ginocchio durante l’esecuzione dell’inno degli Stati Uniti d’America, “The Star - Splanged Banner”. 

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Il football americano negli ultimi anni ha subito dei colpi molto duri: si tratta di uno sport che praticato a livello agonistico, fa male agli atleti.

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Era la fine dello scorso agosto, e nelle testate di tutto il mondo si diffondeva la notizia di un giocatore della NFL americana, tale Colin Kapernick, quarterback dei San Francisco 49ers, aveva deciso di rimanere seduto durante l’esecuzione dell’inno statunitense prima di disputare il suo match, in segno di protesta contro le violenze delle forze dell’ordine contro i neri negli USA ed il razzismo nel paese: “Non mi alzo per mostrare orgoglio verso la bandiera di un paese che opprime i neri” ha affermato la stella del football americano.

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“Dobbiamo dire che queste sono state Olimpiadi “social””, questo il commento del cronista ed ex – pallavolista della nazionale italiana Andrea Lucchetta, al termine della telecronaca della finale di volley valida per la medaglia d’oro tra Brasile ed Italia, vinta dai padroni di casa. Non gli si è potuto dare torto: a Rio 2016 si sono registrati un numero di episodi, circostanze e situazioni che hanno coinvolto gli atleti in gara, capaci di toccare alcuni temi dell’attualità legati a questioni sociali.

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Lo scorso 30 luglio ad Amburgo, presso l’impianto sportivo Millerntor –Stadion che ospita le partite di casa dell’Fc.St Pauli, si è disputato il match tra la squadra di casa ed il Siviglia, conclusosi poi con la vittoria degli andalusi per 2 – 1. All’inizio del match, sono scesi in campo insieme ai giocatori delle due squadre sfidanti anche i calciatori del FC Lampedusa Hamburg, la squadra composta da rifugiati di Amburgo. Il match è stata l’occasione per stabilire l’avvenuta fusione tra Fc St.Pauli ed Fc. Lampedusa Hamburg. 

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La storia di vita di Chantal Ughi, cinque volte campionessa del mondo di Muay Thai, è stata il soggetto del recente film del regista Simone Manetti, premiato lo scorso mese di giugno al Biografim Festival di Bologna dal titolo “Goodbye Darlin’ I’m off to fight”. Attrice, cantante, modella, nei primi anni duemila dopo essersi trasferita a New York decide di dare un cambiamento netto alla sua vita successivamente ad una storia d’amore conclusasi male, trasferendosi in Thailandia dove ha iniziato con devozione, sacrificio e passione a praticare la Muay Thai. Di seguito l’intervista per Sportallarovescia.

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